| _Com'è
organizzata la nuova scuola?
La Riforma Moratti non solo ridisegna i cicli
scolastici, ma prevede varie novità, dall'anticipo
dell'età di accesso alle scuole dell' infanzia
ed elementari al nuovo percorso della formazione
professionale.
Ecco le principali linee guida della riforma Moratti:
riforma degli ordinamenti e sviluppo
e valorizzazione dell'autonomia delle istituzioni
scolastiche
istituzione del Servizio nazionale di
valutazione del sistema scolastico
sviluppo delle tecnologie multimediali
e della alfabetizzazione nelle tecnologie informatiche,per
incoraggiare e sviluppare le doti creative e
collaborative degli studenti
sviluppo dell'attività motoria e delle
competenze ludico-sportive degli studenti
valorizzazione professionale e giuridica
del personale docente
iniziative di formazione iniziale e
continua del personale
concorso al rimborso delle spese di
autoaggiornamento sostenute dai docenti
valorizzazione professionale del personale
amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA)
interventi di orientamento contro la
dispersione scolastica e per assicurare la realizzazione
del diritto
dovere di istruzione e formazione
interventi per lo sviluppo dell'istruzione
e formazione tecnica superiore e per l'educazione
degli adulti
interventi di adeguamento delle strutture
di edilizia scolastica.
Se vuoi approfondire i temi della riforma in
generale clicca
qui: la biblioteca di JobTel ti fornirà ogni
informazione sulle nuove norme. Oppure puoi informarti
direttamente al sito del Ministero dell'Istruzione
cliccando
qui.
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_Riordino
dei cicli, che cosa cambia?
Il dibattito intorno alla nuova struttura della
scuola è molto acceso. Il riordino dei cicli è
una delle novità più importanti. Ecco come funziona:
la prima novità è l'anticipo, che riguarda
sia la scuola d'infanzia che le elementari.
Alla scuola d'infanzia potranno accedere anche
i bambini che compiono tre anni entro il 30
aprile dell'anno scolastico di riferimento.
Alla scuola primaria si potranno iscrivere i
bambini che compiono sei anni entro il 30 aprile
dell'anno scolastico di riferimento. La scelta
spetta unicamente alle famiglie.
cambiano le denominazioni: Le elementari
diventano scuola primaria, e sono strutturate
in un 1+2+2 (un anno di raccordo con la scuola
d'infanzia, più due bienni).
Le medie diventano scuola secondaria di primo
grado, e sono articolate in un biennio + un
anno di orientamento e raccordo con il secondo
ciclo (2+1). Scuola primaria e scuola secondaria
di primo grado completano il primo ciclo di
istruzione.
cambia il sistema di valutazione: gli
studenti vengono scrutinati ogni due anni
scompare l'esame di quinta elementare:
al termine dei cinque anni si accede direttamente
alla scuola secondaria di primo grado senza
sostenere esami, solo attraverso lo scrutinio
resta, invece, l'esame di terza media,
il cui superamento consente di accedere al secondo
ciclo di istruzione.
Il secondo ciclo è quello che ha subito
i cambiamenti più rilevanti, con il raddoppio
dei licei (che diventano otto) e il nuovo canale
dell'istruzione e formazione professionale,
alternativo al liceo e di pari dignità. E' fra
queste due strade che i ragazzi dovranno scegliere
finita la terza media.
Per iscriversi all'Università occorre
superare l'esame di stato, cui si accede direttamente
dopo i cinque anni di liceo.
Anche chi è iscritto alla formazione professionale
può iscriversi all'Università, dopo aver frequentato
un quinto anno integrativo e superato l'esame
di stato.
Per chi vuole proseguire gli studi senza
andare all'Università ci sono i corsi Ifts (formazione
tecnica superiore), cui si accede dopo quattro
anni di liceo o formazione professionale.
Durano dai due ai quattro semestri, con un periodo
di stage obbligatorio, e un certificato di specializzazione
tecnica superiore alla fine del percorso.
Se vuoi saperne di più sulla riforma della scuola
clicca
qui. Cliccando qui puoi consultare direttamente
il
testo della legge 53/2003 (Riforma Moratti).
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_Cosa
comporta l'autonomia scolastica?
Dal 1 settembre 2000 è stata rivoluzionata la
mappa dei poteri scolastici in Italia. Tutte le
istituzioni scolastiche di dimensione ottimale
(da 500 a 900 alunni) hanno conquistato autonomia
e personalità giuridica e godono conseguentemente
di libertà organizzativa, gestionale, contabile,
di ricerca e di elaborazione dei curricula, entro
i limiti fissati a livello nazionale.
Nel determinare i contenuti dei percorsi formativi,
le singole istituzioni scolastiche dovranno tenere
conto di tre riferimenti principali:
indicazioni curriculari nazionali in
merito agli obiettivi specifici delle discipline
e agli standard di insegnamento
qualità e analisi della preparazione
di partenza degli alunni
valutazione delle competenze e risorse
che il corpo docente è in grado di offrire.
Partendo da questi elementi le scuole elaborano
il piano dell'offerta formativa e i curricula
effettivi da presentare agli studenti.
Con l'ampliamento dei poteri, delle competenze
e responsabilità delle singole scuole, l'amministrazione
della pubblica istruzione diventa più snella e
si organizza in modo da costituire un valido supporto
per maturare l'autonomia delle singole realtà
scolastiche.
In questo ambito spariscono i provveditorati,
sostituiti dalle direzioni ragionali dell'Istruzione,
organizzate anche in sedi territoriali.
Infine con il decreto legislativo 112/98, cambia
la geografia delle competenze in materia di scuola,
attraverso il progressivo decentramento amministrativo.
Resta ancora allo Stato il compito di fissare
i parametri delle politiche scolastiche, ovvero
di determinare gli obiettivi e gli standard irrinunciabili
quali:
i criteri di servizio di istruzione;
i criteri per l'organizzazione della
rete scolastica;
i campi per la valutazione del sistema
scolastico;
gli indicatori per l'assegnazione alle
scuole del personale e delle risorse finanziarie
a carico del bilancio statale.
Alle regioni, toccherà invece programmare l'offerta
formativa integrata fra istruzione e formazione
professionale e la distribuzione della rete scolastica.
Il decentramento coinvolge anche province e comuni:
alle prime compete l'istruzione secondaria, ai
comuni l'istruzione inferiore; nei rispettivi
ambiti si occupano dell'istituzione, aggregazione,
fusione e soppressione delle scuole, della redazione
dei piani di organizzazione della rete scolastica,
del programma di utilizzazione degli uffici.
Inoltre i comuni, insieme con gli altri enti locali
e le scuole, promuoveranno iniziative per l'educazione
degli adulti, azioni di orientamento e interventi
per prevenire la dispersione scolastica e per
l'educazione alla salute.
Se vuoi saperne di più sull'autonomia scolastica,
consulta JobTel, clicca
qui.
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_Che
cos'è il Piano dell'Offerta formativa?
Con la riforma Moratti il piano dell'offerta
formativa (Pof) rappresenta la contestualizzazione,
nella concreta realtà di ciascuna scuola, dei
principi contenuti nelle indicazioni nazionali.
Il Collegio dei docenti elabora un Pof sulla base
dei criteri generali stabiliti dal Consiglio di
Istituto e tenuto conto delle proposte e dei pareri
formulati dagli organismi e dalle associazioni
dei genitori che:
sia coerente con gli Obiettivi generali
e specifici prescritti dalle indicazioni nazionali
rifletta le "esigenze del contesto culturale,
sociale ed economico della realtà locale" (Dpr
275/1999)
determini il curriculum obbligatorio
integrando le indicazioni a livello nazionale
con la quota riservata alle Regioni e con quella
riservata alle scuole
precisi, sulla base di apposite analisi
dei bisogni formativi, l'integrazione e la distribuzione
e i tempi delle discipline e delle attività.
indichi, tenendo conto delle prevalenti
richieste delle famiglie, le attività e gli
insegnamenti facoltativi e opzionali
descriva le modalità di compilazione
del portfolio.
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_Che
cos'è un piano di studi personalizzato
. . e come si costruisce?
Il piano di studi personalizzato è l'insieme
delle unità di apprendimento progettate per uno
o più alunni. Il percorso parte dall'alunno, dalle
sue conoscenze, abilità e capacità potenziali.
Le azioni che l'équipe pedagogica, guidata dal
coordinatore, deve compiere per costruire un piano
di studi personalizzato sono le seguenti:
raccogliere informazioni finalizzate
a formulare un profilo di ingresso di ciascun
alunno in relazione a: conoscenze, abilità e
competenze possedute, difficoltà di apprendimento
o relazione, stili e ritmi cognitivi, modalità
relazionali, eventuali comportamenti problematici,abitudini
e risorse culturali della famiglia, attività
extrascolastiche.
confrontare il profilo dell'alunno con
le indicazioni nazionali sugli obiettivi formativi
formulare gli obiettivi formativi
ideare delle unità di apprendimento
che, tenendo conto del Piano dell'offerta formativa
della scuola, siano finalizzate alla trasformazione
degli obiettivi formativi in competenze personali
dell'alunno
verificare l'efficacia delle unità di
apprendimento e perfezionarle per successivi
aggiustamenti.
Se vuoi approfondire, il Miur ha creato sul suo
sito un'apposita sezione sulla Riforma della scuola:
trovi leggi, decreti e circolari, ma anche materiale
informativo da distribuire ai tuoi studenti. Clicca
qui per accedere al sito.
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_Obiettivi
di apprendimento e obiettivi formativi.
. . Qual è la differenza?
Gli obiettivi di apprendimento si dividono in
generali e specifici. Gli obiettivi generali del
processo formativo rappresentano le mete, i traguardi,i
punti di arrivo ai quali gli allievi pervengono,
avvalendosi di tutte le attività educative e didattiche
svolte dalla scuola. Gli obiettivi generali si
riferiscono alle dimensioni di sviluppo della
persona umana.
Non rientrano in una sola disciplina di studio,
ma si avvalgono di tutte per la loro progressiva
realizzazione.
Con l'espressione "obiettivi specifici di apprendimento"
si intendono le conoscenze, le abilità e le competenze
che gli allievi acquisiscono tramite l'azione
educativa e didattica della scuola, progressivamente
appropriandosi dei contenuti, dei metodi interpretativi,
delle regole di funzionamento e dei principi costitutivi
delle discipline integrate nei piani di studio
personalizzati.
Gli obiettivi specifici di apprendimento sono
tendenzialmente misurabili, certificabili e identificati
in base alle "ragioni " intrinseche delle discipline
e non in base alle esigenze e motivazioni psicologiche
di allieve e allievi.
Per questo non sono immediatamente operativi e
non si traducono subito in azioni didattiche.
Per diventare effettivamente operativi, sul versante
dell'insegnamento e su quello degli apprendimenti,
gli obiettivi specifici vanno concretizzati, per
iniziativa delle istituzioni scolastiche e dei
docenti, in obiettivi formativi, cioè conoscenze,
abilità e competenze ritenute significative per
le alunne e gli alunni, individuate e scelte riferendosi,
da un lato,alle "ragioni " delle discipline, dall'altro,
alle esigenze, alle potenzialità, alle motivazioni,
ai desideri degli allievi.
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_Cosa
significa parità tra scuola pubblica e privata?
La parità tra scuola pubblica e scuola privata
è stata istituita dalla legge 62/2000. Con questa
legge viene innanzitutto riconosciuto il sistema
nazionale di istruzione come costituito dalle
scuole statali, da quelle private e dagli enti
locali.
L'obiettivo è ampliare l'offerta formativa e rispondere
alla domanda di istruzione, dall'infanzia lungo
tutto l'arco della vita. Alle scuole paritarie
private, in base alla legge n. 62/2000, è assicurata
piena libertà per quanto concerne l'orientamento
e l'indirizzo pedagogico-didattico, ma per essere
comprese nel sistema pubblico le istituzioni scolastiche,
comprese quelle degli enti locali, a partire dalla
scuola d'infanzia, devono rispettare particolari
condizioni di qualità e di efficacia.
Sono numerose le tipologie di scuole private riconosciute
dal ministero dell'istruzione. Ecco in sintesi
come si suddividono:
legalmente riconosciuta: è la
scuola privata legalmente riconosciuta di I
e II grado, in grado di rilasciare titoli di
studio con valore legale come quella statale.
Il riconoscimento legale si ottiene una sola
volta, definitivamente
paritaria: sono istituti non
statali, compresi quelli degli enti locali,
che rispettano gli obiettivi e gli standard
fissati dal sistema pubblico di istruzione,
impegnandosi a elaborare un progetto formativo
in armonia con la Costituzione e un piano dell'offerta
formativa conforme all'ordinamento scolastico
parificata: è la scuola elementare
che ottiene il riconoscimento, anno dopo anno,
attraverso una convenzione
autorizzata: è la scuola materna
che ottiene l'autorizzazione da parte del dirigente
scolastico pubblico competente per il territorio
pareggiata: è la scuola che rilascia
un titolo di studio con valore legale, gestita
da un ente pubblico territoriale (Regione, Provincia,
Comune) o da un ente ecclesiastico
Se vuoi una descrizione più ampia della normativa
sulla parità scolastica, consulta JobTel, clicca
qui.
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